Scherzi

 

 

 

Scherzi da Cechov

con

Lino De Venuto

interprete di

Grigorij Stepanovic Smirnov (L’Orso)

e  di

Ivan Tolkacov (Tragico Controvoglia)

Anton Pavlovič Čechov. Il solo citarlo ci conduce virtualmente in Russia, in un contesto storico preciso a cavallo fra Ottocento e Novecento, a opere teatrali importanti (Zio Vanja, Il Gabbiano, Tre sorelle, Il Giardino dei ciliegi…) e racconti straordinari (La steppa – Il reparto n. 6…). Non a caso Čechov  fu paragonato a Gogol’ e a Tolstoj.

L’Occhio del Ciclone Theater ammicca e si lascia sedurre dal teatro minore dello scrittore-drammaturgo russo: L’Orso (1888), La domanda di Matrimonio (1888), Tragico Controvoglia (1890). Un teatro tutt’altro che minore, innovativo, che svela tutta la sua attualità e modernità e che esige dagli attori notevoli capacità interpretative. Sono tre opere in bilico tra il comico e il tragico, si passa sorprendentemente dalla commedia alla tragedia, per ritornare appena dopo alla commedia, con sentimenti altalenanti: ora l’amore, appena dopo l’odio e viceversa, con tutte le sfumature possibili, in una incessante sequenza di situazioni ironiche, grottesche e paradossali.

Ed ecco dunque nel finale de L’Orso, il tracotante misogino Smirnov cedere e innamorarsi perdutamente della inconsolabile vedova Popova (inconsolabile?) che sin dall’inizio e fino a qualche battuta prima era stata orsamente offesa e insultata.

Ne La domanda di matrimonio tutto è incentrato su un equivoco: tra i futuri sposi, la orgogliosa e battagliera Natal’ja e l’ipocondriaco Lomov improvvisamente emergono antiche ruggini che spiazzano il naturale corso degli eventi e danno vita ad una serie di invettive, in un crescendo di forti battibecchi e successive riappacificazioni, con uno scoppiettante finale.

Tragico Controvoglia è una sferzante parodia-satira sulla villeggiatura: il funzionario Tolkacov costretto ogni giorno per lavoro a recarsi dalla sua villa-vacanza in città, è assillato da una situazione lavorativa deficitaria e lacunosa (collaboratori in ferie). Ma ad esasperarlo è in particolare il costante ritornello…giacché vai in città…con le continue richieste della moglie che si gode beatamente le ferie in villa: a queste richieste si aggiungono anche quelle pressanti e assurde dei proprietari delle ville vicine, anche loro serenamente in vacanza. Una comica tragedia, o se si preferisce, una tragica commedia.

L’Occhio del Ciclone Theater nel suo stile incisivo e brioso, ricco di musica, atmosfere, gestualità e gustose pantomime, attraverso un misterioso personaggio crea un unico filo conduttore tra le storie di questi tre atti unici, le intreccia, le sviluppa come se questi personaggi vivessero e agissero in un Condominio X di un Luogo X (tutto il mondo è paese!), marca la differenza tra ciò che i personaggi vogliono far credere e quel che in realtà sono (sullo sfondo la poetica dell’apparire e l’essere di matrice pirandelliana). La critica aspra alla piccola borghesia, lo scontro tra i sessi, la sete di possesso, l’incomprensione umana, l’avarizia, il fraintendimento, sono i temi dominanti dello spettacolo: uno specchio variamente cromatico dell’animo umano che dà vita a situazioni divertenti, a forti emozioni e ad inevitabili riflessioni.

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