Myanmar

“MYANMAR, PER NON DIMENTICARE”

Reading: Lino De Venuto e Floriana Uva

49°anniversario Amnesty International

Fortino Sant’Antonio – Bari

2010

Sono trascorsi 49 anni da quando P. Benenson ha dato vita, con il lancio della prima campagna internazionale per l’amnistia dei prigionieri di coscienza, a quel movimento di attivisti che ogni giorno si impegna affinchè i diritti umani diventino una realtà per tutti gli esseri umani e che oggi riconosciamo con il nome di Amnesty International. Si sa, ogni compleanno porta con se un tempo della riflessione e così, mentre la Sezione Italiana di AI era impegnata nella pubblicazione del Rapporto Annuale 2010 e del bilancio sulla situazione dei diritti umani nel mondo, il gruppo di Bari ha voluto riaprire una finestra su uno dei tanti conflitti dimenticati, qual è appunto il Myanmar. Durante l’incontro abbiamo raccontato della lunga dittatura che affligge il popolo birmano, ricordato gli sforzi di Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia, nonché premio Nobel per la Pace, divenuta simbolo e voce del movimento non violento della resistenza del popolo birmano e il sacrificio dei monaci buddisti con la loro pacifica rivolta nota con il nome di Saffron Revolution (rivoluzione “color zafferano”, in riferimento al colore delle tonache indossate dai monaci buddisti), macchiata dalla violenza della dura repressione da parte del regime. Ad arricchire l’incontro, la coinvolgente lettura del testo “Alfabeto Birmano” di S. Massini interpretato dagli attori Lino De Venuto e Floriana Uva, che con professionalità e sensibilità hanno dato, inoltre, voce ad alcune testimonianze tratte dalle pubblicazioni di Amnesty International. Al termine delle letture, niente applausi…come applaudire all’ascolto della sofferenza per una libertà rubata?!

A interrompere gli sguardi taciturni e i sospiri degli attenti uditori, le note del M° Sergio Chiarito, che con la sua chitarra ha restituito quella serenità necessaria per animare nuove speranze e, così, condurre a conclusione l’incontro con il nostro “rituale”, quel rituale che rende ognuno di noi protagonista di un possibile cambiamento: una firma per Zayar Thaw, membro della Generation Wave, gruppo di giovani attivisti che si oppongono in modo non violento al governo militare e che, attualmente, sta scontando sei anni di carcere in Myanmar, per aver “formato un’organizzazione illegale” e per il possesso illecito di valuta straniera, Amnesty International lo considera un prigioniero di coscienza.