Il Malato Immaginario

IlMalatoImmaginario

Il Malato Immaginario” (1673) è uno dei testi più divertenti di Moliere. Narra le (dis)avventure del protagonista, dell’ipocondriaco Argante, uomo di mezza età, padre di Angelica, figlia in età da matrimonio e marito di Belinda, una donna opportunista e fedifraga. La piece è condita da una fitta trama di inganni, equivoci, burle e finzioni, giocate per lo più sulla burbera ed inguaribile ingenuità-furbizia (fobia?-follia?) del protagonista. L’intreccio è semplice: Argante, con la sua bulimia medicinale, vive sepolto in casa assistito da uno stuolo di medici-dottorini-ciarlatani-truffatori-avvoltoi che lo derubano continuamente. E per assicurarsi cure più assidue, vorrebbe costringere la figlia Angelica a sposare Tommaso Diaforius, il figlio del suo dottore, un giovane sciocco e pedante che però è in procinto di laurearsi in medicina: il  proposito dichiarato di Argante è di avere in famiglia un medico che protegga la sua salute. Naturalmente Angelica non ne vuol sapere dell’imposizione del padre perché è innamorata di un altro giovanotto, Cleante. Il padre, allora, determinato nella sua scelta, minaccia di mandare la figlia in convento in ciò appoggiato dall’avida Belinda, seconda giovane moglie di Argante, interessata solo ad accaparrarsi tutta l’eredità del marito. Grazie ad alcuni tentativi del saggio fratello Beraldo, della fedele-intraprendente cameriera Tonietta e ad alcuni stratagemmi, tra cui la simulazione della morte di Argante, la commedia avrà comunque un lieto fine.

Il Malato Immaginario contiene una forte satira nei confronti della medicina e nel contempo, in filigrana, un’amara riflessione sulla natura dell’uomo e le sue illusioni: dietro il lato grottesco della vicenda, si nasconde una seconda lettura che lascia intuire la presenza di una “inquietudine moderna”, la presenza di caratteri teatrali che sfiorano il tragico con il ghigno divertito di maschere comiche.

La proposta dell’Associazione Culturale L’Occhio del Ciclone Theater accoglie a piene mani la teatralità del testo e occhieggiando la commedia dell’arte, traspone le vicende ai “giorni nostri”, agli anni 1970. In fondo, di qui l’attualità del testo, i comportamenti di Argante sono apertamente contemporanei e la sua vulnerabilità ai tranelli-raggiri-imbrogli degli esperti-dottori-imbonitori, è senza dubbio una caratteristica della nostra società nella quale abbondano millantatori e maghi, e dove i rimedi sono spesso peggiori dei mali.

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