Edipus

eDIPUS

Edipus, parte integrante della Trilogia degli Scarrozzanti, è la rivisitazione del più noto testo classico “Edipo re” di Sofocle. La storia: un capocomico abbandonato da tutti gli altri attori della compagnia, tenta di mettere in scena la tragedia, in uno scalcinato teatro della provincia di Milano Sera dopo sera, in una desolante solitudine, l’attore-scarozzante recita, si traveste, si ritraveste, ricopre tutti i ruoli della tragedia, Laio, Giocasta, Edipo. Ma la storia di Edipo e la storia personale dell’attore finiscono col confondersi e sovrapporsi fino alla mitragliata finale, che farà fuori l’attore e porrà fine alla sua scalcagnata rappresentazione. Ma al di là di questa storia, antica e moderna, che partorisce dal ventre del teatro e che come ogni mito contiene tutta la storia dell’uomo, del passato, del presente e del futuro, ciò che affascina e seduce di Testori è anzitutto il suo lessico di rottura con le precedenti esperienze letterarie, lessico che peraltro si nutre di una presenza ossessiva del corpo, portato in scena, in tutta la sua carica fisiologica e gestuale. Non è casuale l’amore di Testori per Francis Bacon e la realtà carnale delle sue tele. La sua scrittura scenica è retta da inesausta sperimentazione linguistica, da un impasto verbale di neologismi, di dialetto (il lombardo), di parole colte e di gergo metropolitano, di latino (la lingua della liturgia religiosa) di francese, di spagnolo, di citazioni, di incredibili invenzioni linguistiche.

Tutto è scritto per una parola che non si pensa per la pagina ma per la voce, per il corpo umano, per l’attore: con questa lingua viscerale, fatta di carne e di sangue: con questa parola-parlata, che spacca e va oltre, forte e ruvida, inaudita e babelica, metafisica e stracciona, sempre oscillante tra bestemmia e preghiera, l’attore deve ingaggiare un’autentica lotta. Ma è proprio in questa lotta, nell’assunzione di questa verbalità fortemente fisicizzata, in questa lingua masticata, ingoiata e sonorizzata ai limiti del dicibile, che sta la ricchezza prismatica e il fascino drammaturgico di Testori.

L’adattamento proposto prevede l’inserimento di alcuni passaggi in vernacolo barese.

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