Avaro

 

 

 

 

AVARO

da Moliere

Personaggio: Arpagone

Produzione

L’Occhio del Ciclone Theater

2021

Commedia rappresentata per la prima volta a Parigi, al Teatro di Palais-Royal, il 9 Settembre 1668.

La storia si svolge nell’arco temporale di una giornata.

L’argomento principe è l’Avarizia, “la madre di tutti i vizi”, citando Seneca, “la radice di tutto il male” per Paolo di Tarso. Anche i sentimenti amorosi hanno un peso rilevante nell’insieme dell’opera ma senza la burbera caratterizzazione di Arpagone, patologico e inguaribile taccagno, la storia sarebbe diversa.

Del resto la letteratura è piena di icone schiave del mortifero morbo dell’accumulo: Paperon de Paperoni, Scrooge del “Canto di Natale” di Dickens, papà Grandet dell’ “Eugénie Grandet” di Honoré de Balzac, Don Mazzarò de “La roba” di Giovanni Verga.

L’avarissimo Arpagone, quindi. Lo stesso nome del protagonista sembra non essere casuale: “l’arpagone” è uno strumento a forma di lungo ferro uncinato con cui si afferravano e si tenevano ferme le navi nemiche durante l’arrembaggio.

“L’avarizia in età avanzata è insensata – scriveva Marco Tullio Cicerone in “De senectute” – cosa c’è di più assurdo che accumulare provviste per il viaggio quando siamo prossimi alla meta?”  Ma il Narciso Arpagone, perennemente innamorato di se stesso e delle sue monete, sembra totalmente privo della benché minima saggezza: l’avarizia è nel suo DNA, scorre come (corona)virus nel suo sangue, lo induce ad anteporre su tutto i propri interessi e trasformare ogni occasione in fonte di guadagno. E ciò lo rende sospettoso di tutto e di tutti e, soprattutto, insensibile alle altrui necessità, comprese quelle dei figli. Anche quando, in grottesca competizione con il figlio Cleante, sembra affascinato dalle “grazie formose” di Mariana e dichiara di volerla sposare, antepone, irrimediabilmente, gli scudi, specie se d’oro, all’amore.

A bilanciare il cinismo e la crudeltà del compulsivo Arpagone, drammaticamente prigioniero del suo stesso vizio, soccorre la presenza di quattro giovani innamorati e un nugolo di servitori dall’atteggiamento ambiguo.

L’adattamento de L’Occhio del Ciclone Theater, passi il calembour, strizza l’occhio a Molière, ricuce brillantemente i temi più significativi della commedia e, con un salto temporale di 350 anni circa in avanti, la immerge nelle atmosfere pregne di contestazioni degli anni ’68-70 in particolare nel rapporto padre – figli.

Ne risulta uno spettacolo confezionato con lo stile ironico e leggero tipico della commedia, con stacchi musicali moderni, pantomime, vivacità scenica, studio e ricerca di una sempre più incisiva espressività gestuale e verbale.

GALLERIA

RASSEGNA STAMPA